Al primo articolo sorridi sotto i baffi.
Perché l’autoironia è la miglior difesa
oltre che sintomo di intelligenza.
Al secondo articolo ti senti chiamata in causa.
Perché non è una prerogativa delle milanesi
e delle “aspiranti” tali “non dire piacere”,
ma anche perché sei una milanese di nome e di fatto.
Lascia un po’ spiazzati vedere concentrate
le caratteristiche snob mondiali sulle milanesi.
Come se fosse una loro prerogativa.
Anzi, esclusiva.
Come direbbe Marzullo “la domanda sorge spontanea”:
queste cose non succedono in lungo e in largo per tutta Italia
(se non nel mondo)?
1.
La lingua italiana ha numerose e precise regole grammaticali.
Per non parlare del fatto che, secondo la Treccani, il patrimonio lessicale italiano dovrebbe essere compreso tra le 215.000 e le 270.000 unità.
Quindi abbiamo a disposizione parole precise per esprimere al meglio ciò che vogliamo descrivere: come il fatto che esista una prima colazione,
la colazione (tra mezzogiorno e le due),
la merenda,
il pranzo (di sera)
e la cena (i meglio conosciuti “spaghetti di mezzanotte”).
Ricordiamoci che per non mettere a disagio il prossimo e confonderlo è carino specificare l’ora per un invito a colazione. Nessun fraintendimento.
2.
Non si dice piacere ovunque e sempre.
Non solo a Milano.
Non solo se abbiamo la “puzza sotto il naso”,
se vorremmo averla
o se detestiamo chi ce l’ha.
3.
L’arte è chic.
Ed è una posa idiota per chi si vuole “dare un finto tono” ovunque. Anche all’estero.
4.
Il bio e la cultura vegetariana non sono una prerogativa di Milano.
Tra Expo, Slow Food e spese a Km zero sfido a non trovare altrove la stessa attenzione.
Ma come per tutte le cose, gli estremismi non sono sani.
Meglio, per i bimbi,
farsi bilanciare da professionisti
con una dieta “su misura”.
5.
Il soprabito si mette, da che mondo è mondo,
per mimetizzare i punti deboli
di ciascuna di noi. Dal lato B, ai fianchi, alla pancia.
Anche sotto il solleone.
Perché “chi bella vuol apparire un po’ deve soffrire”.
6.
I bambini vestiti solo di nero (???).
Non scherziamo. Le famiglie Addams non sono solo meneghine.
7.
L’Amuchina e i Bimbi al parco:
dopo anni di E.R., Dr. House Grey’s Anatomy
cosa vi aspettavate?
8.
Il bassotto.
Ma da quando un cane è uno status symbol?
9.
Usare inglesismi per molti Italiani, non solo per i Milanesi,
ha un fascino esotico.
Come se il “week end” fosse più figo rispetto “al fine settimana”
Come se “asap” facesse di noi persone più veloci dello scrivere “il prima possibile”
Come se “low cost” potesse nobilitare un servizio “a basso costo”.
10.
Le donne che prendono l’iniziativa con un uomo non sono solo le milanesi.
Ma tutte quelle intraprendenti
che non hanno voglia di invecchiare nell’attesa
che uomini timidi si facciano avanti…
La/Il vero milanese, va detto, è quello innamorato della sua città.
Del genere “solo io posso lamentarmi di lei”,
della serie “non vedo l’ora di partire ma poi mi manca”
del tipo “non ci posso credere! A Milano…”
della famiglia “Milan l’è un grand Milan”.
Dopotutto “Meglio essere imitate che imitare” disse Coco Chanel.
E nel dubbio prendiamo ciò che di grande, elegante c’è nell’essere milanesi.
Non la sua caricatura, a tratti patetica.
Cosa ne pensate?
Bravissima,non riesco ad aggiungere altro a questo post perfetto.
Risposta in “stile” milanese, sobrio ed incisivo, ad un articolo veramente sciatto.
Che noia, ho perso pure tempo a leggere.
Tipi così esistono ovunque, sono quelli impegnati ad apparire e a sfoggiare.
Sono contenitori senza contenuto. Sono quelli che seguono le mode perchè non hanno carattere. Sfoggiano inglesismi e francesismi per darsi un tono.
Non so se le milanesi sono davvero così impegnate a vivere così. Spero di no.